piccole curiosità a cura di dr.ssa Engi Angi: chi era la musa ispiratrice di Majakovskij? …ma musa ispiratrice o strega?

Lilja Brik, uno dei simboli della rivoluzione sessuale e del potere femminile nella Russia bolscevica, subì una vera damnatio memoriae nell’Urss, dopo che il poeta si sparò al cuore

“Alcuni la chiamano la seconda Beatrice, e la vedono come una saggia fonte d’ispirazione per Majakovskij, con uno spirito affine al suo. Altri, la ritengono una strega mercenaria, un vampiro che succhiava il sangue al travagliato genio della poesia russa, puntando alla sua fama e ai suoi soldi, fino a spingerlo al suicidio”, scrivono oggi su di lei i biografi.

La relazione burrascosa tra il leggendario “cantore della rivoluzione”, Vladimir Majakovskij (1893-1930), e la “propagandista della depravazione”, Lilja Brik (1891-1978), durò 15 anni, fino al suicidio del poeta nel 1930. Lui le dedicò poesie e centinaia di lettere d’amore. E probabilmente è stato proprio grazie a questa relazione che lei è passata alla storia.

una delle poesie più intense che si possano leggere, per il momento in cui venne scritta, e per dove venne trovata. Lui fu uomo dalle assolute complessità, un artista in continua lotta con tutte le sue incoerenze, non ultima quella di definirsi politicamente impegnato.
Nella foto è ritratto Majakovskij e Lilja Jur’evna Brik, insomma il poeta e la sua musa.

Lilicka! (Al posto di una lettera)
di Vladimir Vladimirovič Majakovskij

“Il fumo del tabacco ha divorato l’aria.
La stanza
è un capitolo dell’inferno di Krucènych.
Ricordi?
Accanto a questa finestra
per la prima volta,
in estasi, carezzai le tue mani.
Oggi ti vedo seduta,
il cuore in un’armatura di ferro.
Ancora un giorno,
e mi lascerai,
coprendomi forse di ingiurie.
Nella buia anticamera la mia mano, scossa dal tremito,
nella manica a lungo tenterà di infilarsi.
Balzerò fuori,
lancerò per strada il mio corpo.
Selvaggio
diverrò pazzo,
trafitto dalla disperazione.
Non si deve giungere a questo:
cara,
buona,
diciamoci adesso addio.
Nonostante questo,
il mio amore,
pesante come un macigno,
resta appeso al tuo collo,
dovunque tu fugga.
Lasciami in un estremo grido urlare
l’amarezza di offesi lamenti.
Se lo sfiancano di lavoro, un bue,
andrà
a stendersi in gelide acque.
Ma al di là dell’amore per te,
per me
non c’è mare,
e a questo amore neanche col pianto darai una tregua.
Se anela il riposo lo stanco elefante
regalmente si sdraierà sulla rena infocata.
Ma al di là dell’amore per te,
per me
non c’è sole,
e io non so neppure dove sei e con chi.
Se l’amata avesse in tal modo torturato il poeta,
egli per la gloria e il denaro l’avrebbe lasciata,
ma per me
non c’è un solo suono di festa
oltre al suono del tuo amato nome.
No, non mi butterò nella tromba delle scale,
non berrò del veleno,
non oserò premere il grilletto contro la tempia.
Su di me,
al di fuori del tuo sguardo,
non ha potere la lama d’alcun coltello.
Domani scorderai
che ti avevo fatto regina,
che l’anima in fiore s’era bruciata d’amore,
e lo sfrenato carnevale dei futili giorni
disperderà le pagine dei miei libri…
Le foglie secche delle mie parole
potranno mai fermarti
per un sospiro?

Lascia almeno
ch’io copra con un’ultima tenerezza
il tuo passo che si allontana”

https://www.academia.edu/44188800/Vladimir_Vladimirovi%C4%8D_Majakovskij_Arte_e_Rivoluzi ne