🎭 Ogni Teatro è indissolubilmente legato alla storia della città nella quale sorge. La storia del Palco Reale lo conferma. Non era previsto nel progetto generale del 1789, poi però arrivò alla Fenice Napoleone (1 dicembre 1807) e si dovette costruire una loggia che lo potesse ospitare con onore. Col Congresso di Vienna e i moti del ‘48 fu eliminato per essere poi ricostruito sotto l’Impero Austro Ungarico. Cambiarono poi gli stemmi una volta che il Veneto fu annesso al Regno d’Italia nel 1866 e con la vittoria repubblicana all’indomani del referendum del 2 giugno 1946 si è deciso di apporvi in cima non solo il simbolo della città ma di una storia, di una cultura: il leone marciano
la fuga. è una forma musicale, che ha trovato il suo culmine nel periodo barocco:.
Infatti, la fuga nasce nel ‘500, ma solo nella seconda metà del ‘600 assume la sua forma definitiva, come la troviamo nelle opere di Johann Sebastian Bach, il maestro per eccellenza di questa forma musicale.
La stesura di una fuga è un lavoro matematico meticolosissimo in cui vanno rispettate regole strutturali fondamentali, rapporti armonici imprescindibili e regole contrappuntistiche.
Per questo motivo Bach viene considerato il sommo maestro della composizione.
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Un’altra forma musicale è il preludio. Come suggerisce la parola, il preludio funge da parte introduttiva ad un altro pezzo, una suite di danze per esempio, o una fuga, come era tipico nel corso del ‘600.
A cosa serve il preludio?
Lo scopo del preludio fino al periodo Barocco era di dare la possibilità di prepararsi tecnicamente, praticamente di scaldarsi un po’ le mani con qualcosa più simile ad un “esercizio”, per poi passare al vero repertorio e allo stesso tempo, fornire già una collocazione armonica di ciò che sarebbe stato ascoltato poi. Questo è proprio quello che troviamo nei preludi e fuga del Clavicembalo ben Temperato di Bach: ognuna delle 48 fughe è preceduta da un preludio nella stessa tonalità e da cui non dovrebbe essere separata.
Nel periodo classico, non è stata una forma molto utilizzata e infatti compositori come Mozart, Beethoven, Haydn non se ne sono serviti più di tanto.
Altri autori, come Clementi e Hummel, associano nei loro volumi, a volte anche proprio nel titolo, l’idea di preludio come esercizio alla tastiera.
Il preludio perde questa sua funzione introduttiva con Chopin, che nel 1839 pubblica i suoi Préludes op. 28, che nella struttura dell’intera opera, ricalcano l’idea di Bach: 24 preludi, ciascuno in una tonalità diversa, con caratteri e difficoltà differenti.
La struttura del preludio
Nel corso del XVI e XVII secolo, i preludi venivano suonati estemporaneamente, improvvisando alla tastiera, e per questo motivo il preludio, a differenza di altre forme musicali, non ha una struttura predefinita.
Si tratta di un brano formalmente libero, in cui possiamo riconoscere elementi melodici, tecnici o di imitazione che lo caratterizzino.
…Mi auguro, per il trionfo della causa del mio sesso, solo un po’ più di solidarietà fra le donne. Allora forse si avvererà la profezia del più grande scrittore del nostro secolo – Victor Hugo – che presagì alla donna quello che Gladstone presagì all’operaio: che cioè il secolo XX sarà il secolo della donna
interessantissima conferenza della giornalista Barbara Marengo, a cura di dr.ssa Engi Angi
Ovvero Nûr Bânû una veneziana sul trono di Costantinopoli
1525 – Istanbul, 1587
Cecilia Baffo meglio nota come Nûr Bânû, di origini veneziane, era la favorita del sultano Selîm II e madre del sultano Murâd III. Dopo Roxelane, l’influente moglie di Solimano il Magnifico, diresse nell’ombra per lunghi anni l’Impero Ottomano.
…La danza è una forma d’arte e di comunicazione antichissima che ha sempre fatto parte della nostra storia; attraverso la danza si esprimono le emozioni, i sentimenti, le passioni ma anche la simbologia e i rituali, come ad esempio la nascita, la morte, il sacrificio.
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Durante il XIII e XIV secolo, la danza assume una connotazione più puramente estetica e di intrattenimento; non è più solo simbologia e ritualità ma inizia a diventare uno schema da seguire con rigore ed attenzione ai particolari.
Tuttavia dobbiamo aspettare il Rinascimento per vedere la nascita del “balletto” come una nuova forma di arte. La danza non è più solo una rituale ma è una forma di intrattenimento che entra nei teatri e che segue un filo logico: quello della storia d’amore.
…Per tutto il ‘600, il balletto continua a diffondersi nelle corti francesi del Re Sole, che fu un praticante assiduo di questa forma di ballo, diffondendone la cultura fino a fondare l’Accademia Reale di Danza nel 1661.
…il balletto
La signora delle camelie di Frederic Chopin (musiche), John Neumeier (coreografie) Conosciuto anche con il titolo francese “La Dame Aux Camelias” o come “Marguerite and Armand”
Trama: Il balletto si ispira alla tragedia scritta da Dumas figlio. Marguerite è una bella donna che ha avuto diversi amanti ed è diventata la protetta di un ricco e influente duca. La chiamano Signora delle camelie perché ama adornarsi i capelli con delle bianche camelie. Marguerite a teatro conosce lo studente Armand e tra i due esplode la passione. Il padre di Armand non gradisce la relazione. Si reca da Marguerite e le impone di lasciare suo figlio, promettendole molto denaro. Marguerite rinuncia ad Armand pur amandolo tantissimo, ma non vuole denaro. Intanto una tosse fastidiosa la sconquassa, sintomo della tisi che la condurrà alla morte entro breve tempo. I due amanti si incontrano a teatro. Marguerite sfoggia una bellissima collana che le ha regalato il duca per ritorno nella sua alcova. Armand, pazzo di gelosia, le strappa la collana dal collo e le getta adesso delle banconote, simbolo di una donna “che si fa pagare”. Marguerite, disperata, torna nella sua casa, sola e abbandonata da tutti. La sua malattia si aggrava e la Signora delle camelie esala l’ultimo respiro tra le braccia di Armand che, pentito, è andato a trovarla.
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…La trama, decisamente romantica, racconta la storia della principessa Odette che un perfido sortilegio del malefico mago Rothbart, a cui la principessa ha negato il suo amore, costringe a trascorrere le ore del giorno sotto le sembianze di un cigno bianco
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Lo Schiaccianoci di Petr Ilic Cajkovskij è una delle composizioni più eseguite nel periodo delle festività di Natale. Non a caso innumerevoli sono state le trasposizioni teatrali e cinematografiche di questo famoso balletto. Ma qual è la vera storia dell’opera Lo Schiaccianoci? Scopriamola insieme.
Lo Schiaccianoci e la sua storia
E’ considerato tra i maggiori capolavori del balletto dell’Ottocento, testamento artistico di Marius Petipa. Tuttavia dell’originale storia de Lo Schiaccianoci rimane più che altro l’intreccio della vicenda. Petipa infatti decise di adattare la storia per il libretto utilizzando come base anche Il Racconto dello Schiaccianoci di Alexandre Dumas. La versione più poetica della storia di Hoffmann, in quanto stemperava gli elementi più inquietanti del racconto rendendo il tutto una deliziosa favola. Petipa aveva dunque trovato la giusta formula affinché il racconto di Dumas divenisse uno spettacolo di grande incanto.
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La Bella addormentata TramaC’è una fata che non è stata invitata alla festa, la malvagia fata Carabosse che, per vendicarsi, getta una maledizione alla piccola Aurora: quando avrebbe compiuto sedici anni, la principessa si pungerà con un fuso e morirà.
Ana Laguna è una delle più importanti ballerine spagnole di danza moderna
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GISELLE
Ispirato a un opera di H. Heine, il balletto è ambientato nella valle del Reno, dove la protagonista Giselle è un’affascinante ragazza che s’innamora di Albert, credendo sia un contadino come lei di nome Loys. In realtà egli è il conte di Slesia, già promesso a Batilde, figlia del duca di Curlandia.
Coppelia narra la storia dell’infatuazione di Franz per la misteriosa Coppelia, la bambola meccanica costruita dal Dottor Coppelius, personaggio strano, un po’ inventore un po’ mago. …
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Natalia Dudinskaja
Nasce in Ucraina, nel 1912. Dopo gli studi accademici con Agrippina Vaganova, diviene ballerina e poi insegnante. Cittadina onoraria di San Pietroburgo, nel corso degli anni viene insignita di molte onorificenze, ricordiamo una delle più importanti: “Ballerina del popolo” nel 1957, ai tempi dell’Unione Sovietica. Si unisce in matrimonio con Konstantin Serghejev, uno dei grandi ballerini e coreografi, che diviene direttore prima del Teatro Kirov e poi dell’Accademia Vaganova. Come prima ballerina del Kirov ha danzato dagli anni 1931 fino al 1962, calcando i palcoscenici di Europa, Asia, Africa ed America. Ha girato numerosi film. Ha danzato mirabilmente tutto il repertorio classico e ricoperto i ruoli più importanti e rappresentativi : “Odile e Odette” ne Il Lago dei Cigni, “Aurora” ne La Bella Addormentata, “Clara” ne Lo Schiaccianoci, “Kitri” Don Chisciotte, Giselle, ecc. . Artista dotata di tecnica brillante, viene definita dai “critici del balletto” come la più grande artista dotata di tecnica espressiva, di tutti i tempi.Uno dei suoi migliori lavori è “Laurenzia” del 1939 coreografato da Ciabukiani, un balletto molto in voga in quegli anni, che non si produce più per intero. L’unica traccia rimasta nei balletti di repertorio è solo un “Pas d’Action”. Ha vinto diversi “Premi dello Stato” con “Cenerentola” nel 1946, coreografato da K. Serghejev e con “Raimonda”, nel 1949.Dal 1951 è insegnante nei corsi di perfezionamento, all’Accademia Vaganova. Dal 1963 al 1978 è “Maître de Ballet” del Teatro Kirov ed è spesso in tournée nel mondo. E’ stata per molti anni madrina dello Stage Internazionale di Danza Classica “Città di Rapallo”, dove ha insegnato Classico (per donne) e Repertorio. Ha lavorato come supervisore nei grandi Balletti Russi in tutto il mondo coadiuvata da Monsieur Vadim Desnitskj, attuale direttore artistico dello Stage di Danza Classica “Nina Soldun” – Città di Rapallo.
Storia della cravatta: le origini di un accessorio senza tempo
29 Gennaio 2020
Dai primi usi durante i rituali funebri dell’Antico Egitto al suo successo alla corte di Francia: ecco qualche curiosità sulla cravatta.
È da sempre il simbolo dell’eleganza maschile, un vero e proprio emblema di stile e raffinatezza: tra gli accessori must del guardaroba di lui la cravatta è senza dubbio uno dei più amati in assoluto…. ma l’invenzione della cravatta a quando risale?
Ciao Engi rispondo alla tua gentile richiesta di un breve trafiletto sull’argomento:”Il linguaggio della cravatta” da me trattato ad ottobre dello scorso anno. L’indagine si occupa di un complemento del nostro vestire considerato un accessorio inutile ma al tempo stesso un ornamento misterioso.Un capriccio della fantasia, della moda ,uno status simbol,un argomento semiologico,segno di distinzione sociale e di comunicazione.Esiste una storia di questo frivolo accessorio ed è avventurosa e curiosa perché ci racconta del nostro passato attraverso virtù e vezzi, regole e ragioni di questo fragile emblema della maschile vanità. La cravatta rappresenta il gusto e la classe di chi la indossa diventando un elemento distintivo per i rapporti e le circostanze sociali.Quindi un simbolo di comunicazione non verbale,un linguaggio che ci parla della persona che la porta che attira gli sguardi,un piacere da esibire. Spero possa essere sufficiente per il tuo lavoro di puzzle sulle proposte culturali dell’associazione.