Veneto Orientale

Voluta fortemente dal Presidente della Sezione U.N.U.C.I. di Mestre, Ten. Paolo Pavan e concretizzata dal Collega Ten. Vitaliano Pistolato, Presidente del gruppo A.N.A. di San Dona’, si è svolta, sabato 14 maggio 2022, la prima riunione degli iscritti del Veneto Orientale presso la locale sede del Gruppo Alpini. Dopo il tradizionale alzabandiera con esecuzione dell’Inno Nazionale è iniziata la riunione alla quale hanno partecipato una decina di iscritti. Nella locuzione introduttiva il Presidente Ten. Pavan, accompagnato dal Segretario Ten. Giovanni Di Pieri, dal Ten. Landino Vio e dal Ten. Mario Pamio, ha motivato il senso dell’incontro: 

“Siamo qui per conoscerci personalmente e contarci, vedere quanti vogliono partecipare e attuare una Associazione più presente nel territorio e più dedicata alle necessità degli iscritti affinché l’appartenenza all’U.N.U.C.I. non sia solo pagare una tessera e ricevere una rivista”.

Ha elencato poi le attività in essere nella Sede di Mestre: “Abbiamo posto in essere, nella zona di Mestre, delle iniziative di vario genere, oltre alle consuete cerimonie istituzionali, ad esempio uscite di addestramento in strutture militari (Frecce Tricolori, Istrana, Aviano ecc.), convenzioni con due cliniche private, sconti in teatro e negozi di vario genere. Abbiamo come consuetudine di fare delle conferenze culturali quindicinali su temi più vari, dalla scienza alla storia alle curiosità locali, partecipazioni ad eventi culturali e sociali, anche con lo scopo di far conoscere sempre di più l’U.N.U.C.I. a quanti più cittadini possibile, ecc.

Con la Dr.ssa Angi abbiamo dato vita al “Salottino Culturale in Rosa” dedicato in primis alle Signore dell’entourage U.N.U.C.I., ma aperto anche ai Colleghi maschi, dove si trattano argomenti culturali e storici di tutto rilievo.

Con l’aiuto del Ten. Affaitati, Ingegnere presso l’E.S.A. a Francoforte, abbiamo aperto il nostro sito dove inseriamo attività, appuntamenti e ogni altra informazione utile agli iscritti, sito che vi invitiamo a visitare.

Queste attività e facilitazioni potrebbero essere ripetute nel Veneto Orientale, ma c’è bisogno della vostra partecipazione per individuare soggetti con i quali  intrattenere questo tipo di rapporti.”

I presenti hanno poi esposto le loro aspettative, i problemi delle varie Associazioni, ovvero scarsità di nuovi iscritti e l’avanzare dell’età di quelli già presenti. 

Ci siamo quindi presentati portando le nostre esperienze di vita dove ognuno si è raccontato instaurando così un rapporto di amicizia tra i presenti che prima di questo incontro nemmeno si conoscevano.

Abbiamo deciso di portare l’attività della Sede non solo nel Comune di San Dona’ ma anche nei Comuni vicini contattando le autorità amministrative locali proponendo conferenze, uscite e quanto sia possibile fare coinvolgendo anche la popolazione locale in modo da far conoscere l’U.N.U.C.I. a quanta più gente possibile e nello stesso tempo dare modo di avere  una esperienza culturale e aggregativa ai pensionati locali. 

I partecipanti sono rimasti molto contenti di questa esperienza e ci siamo lasciati con l’intenzione di reincontrarci a fine giugno alla casa del Collega Ten. Vio Landino che gentilmente ci ospiterà nella sua villa risalente al XVI secolo. Ha avuto luogo uno scambio di doni tra l’A.N.A. che ci ospitava e l’U.N.U.C.I.: il Presidente Ten. Vitaliano ha consegnato un gagliardetto al Presidente Ten. Pavan che ha a sua volta donato una targa ricordo della Sezione di Mestre.

In conclusione è stato offerto un momento conviviale a suggellare il clima di amicizia intercorso tra i partecipanti.

…piccole curiosità a cura di dr.ssa Engi Angi: gli occhi della Serenissima? Modone e Corone?

BARBARA MARENGO

E fu così che Francesco Morosini riconquisto’Modone. Assieme a Corone gli “occhi della Repubblica” di San Marco erano formidabile avamposto di controllo delle rotte del Levante, a sud del Peloponneso, dove le navi passavano per arrivare a Costantinopoli. Candia,Cipro,Negroponte,Giaffa,Alessandria…. Era il 7 luglio 1686 e durante la guerra di Morea che fino al 1699 vide conquistare se pure in maniera effimera il Peloponneso dal Morosini, le truppe della Serenissima sbaragliarono le forze ottomane attestate a Modone. Che era stata città con arsenale, insediamenti militari e civili a fasi alterne dalla quarta crociata del 1204 quando i veneziani
infersero un grave colpo all’Impero Bizantino.
Con la pace di Passarowiz del 1718 la Morea veneziana tornô in mano turca.
Quel che resta di Modone e’un formidabile bastione sul mare che racchiudeva una città ben strutturata, una colonna intitolata a Morosini ed una grande piazza d’armi arida . A Corone una cinta muraria ospita un villaggio affacciato sul Mediterraneo.

…piccole curiosità a cura di dr.ssa Engi Angi: gioielli del periodo liberty

I gioielli in stile Art Nouveau, noti anche come gioielli in stile Liberty erano destinati alla nuova classe borghese e caratterizzati da vari motivi come orchidee, viti, animali, farfalle, uccelli, cigni, serpenti, piume di pavone, creature mitologiche, fate femminili, ninfe, sirene e  forme femminili con i capelli lunghi.

Naiad comb, 1900
Maison Vever from a model by Eugène-Samuel Grasset
Horn, gold, enamel cloisonné
Permanent collection of the Petit Palais in Paris

Hybrid Tower Mestre: piacevole momento conviviale a cura di dr.ssa Engi Angi

Hybrid Tower Mestre (HTM) è un grattacielo situato a Mestre, nel comune di Venezia.
Inaugurato nel novembre 2016, è l’edificio più alto del comune di Venezia[
Il grattacielo HTM, costato 18 milioni di euro, è stato realizzato nel sito dove sorgeva l’ex deposito dell’azienda di trasporto pubblico ACTV, all’interno del nucleo urbano di Mestre, tra via Torino e corso del Popolo, a breve distanza dalla stazione di Mestre.

PROGETTISTA FLAVIO ALBANESE

ristorante AKI

momento conviviale: hotel AMAN Venice 7*

Ambientato nello splendido palazzo monumentale Papadopoli sul Canal Grande, Aman Venice incarna tutto ciò che è sontuoso e sensuale della Serenissima. Le opere d’arte rococò sono compensate dalla sobrietà contemporanea degli interni di Jean-Michel Gathy, mentre i giardini privati ​​sono dominati da opulenti ristoranti.

Ambientato nello splendido palazzo monumentale Papadopoli sul Canal Grande, Aman Venice incarna tutto ciò che è sontuoso e sensuale della Serenissima. Le opere d’arte rococò sono compensate dalla sobrietà contemporanea degli interni di Jean-Michel Gathy, mentre i giardini privati ​​sono dominati da opulenti ristoranti.

U.N.U.C.I. Sezione Mestre

Vlad Doronin

U.N.U.C.I. Sezione Mestre

Vlad Doronin

piccole curiosità a cura di dr.ssa Engi Angi: Paolina

Prima che si coricasse, i dottori le avevano detto che la fine era prossima, chiedendole se voleva ricevere i Sacramenti.

Lei però, elegante come sempre a dispetto persino della malattia che la stava divorando, per tutta risposta aveva esclamato: “Vi dirò io quando sono pronta! Ho ancora qualche ora da vivere”.

Così soltanto la mattina seguente accettò di ricevere il prete che le portava il Viatico, ma anziché ascoltarne la predica, fu lei che ne fece una a lui, abituata com’era a parlare senza ascoltare le risposte degli altri, ma anche senza attendersi che gli altri stessero a sentire lei.

Chiamò poi il notaio per dettargli il testamento e tale operazione richiese parecchio tempo, perché i parenti erano numerosi. Ce ne fu per tutti, fuorché per il marito Camillo, col quale i rapporti s’erano guastati da tempo e che solo per uno scrupolo di coscienza era accorso al suo capezzale.

Dopo essersi congedata dai domestici e aver impartito le istruzioni per la sua imbalsamazione, chiese infine uno specchio per verificare il proprio aspetto, timorosa di non essere in ordine per l’appuntamento supremo, e solo quando ebbe sistemato tutto, all’una pomeridiana del 9 giugno 1825, chiuse finalmente gli occhi per sempre, all’età di soli quarantacinque anni.

Questa fu la fine da “super-star” della principessa Paolina Borghese Bonaparte, detta “la Venere dell’Impero”, che con le sue arti ammaliatrici aveva fatto impazzire la Parigi napoleonica, per poi diventare l’indiscussa regina della Roma papalina d’inizio Ottocento.

Sbarcata tredicenne a Tolone dalla nativa Corsica nel 1793 al seguito della madre, donna Maria Letizia Ramolino, si trasformò presto in preziosa merce di scambio nella mani del sempre più potente fratello Napoleone, diventato in rapida serie generale dell’Armata Repubblicana, primo console della Repubblica Francese ed infine imperatore dei Francesi.

Giovanissima, fu da lui concessa in sposa all’amico generale Léclerc, comandante in capo dell’Armata d’Italia, del quale Paolina si innamorò, ma non abbastanza da riservagli l’uso esclusivo di quelli che lei pudicamente definiva “i vantaggi concessimi dalla natura”, ossia il più bel corpo muliebre della Parigi di quei tempi, famoso per la sua carnagione bianchissima curata con frequenti bagni nel latte d’asina.

Paolina iniziò a coltivare numerose relazioni extraconiugali, che sarebbero poi state una costante della sua vita. Attori, pittori, musicisti, generali ed ussari avrebbero via via frequentato la sua alcova, equamente suddivisi fra francesi, italiani e stranieri di passaggio.

Lo scandalo non tardò a scoppiare, per lo scorno del povero Léclerc al quale ad un certo punto Napoleone impose di partire per l’isola di Santo Domingo, con la moglie e il figlioletto Dermide al seguito, per sedarvi la ribellione indigena capeggiata dall’ex schiavo Toussaint Louverture, ma col fine recondito di coprire lo scandalo e far chetare le acque.

Nell’isola caraibica le preponderanti forze militari francesi non tardarono ad avere la meglio sui rivoltosi, a costo d’ingenti perdite di vite umane fra cui quella dello stesso Léclerc, morto sul finire del 1802 per un attacco di febbre gialla.

La sua non inconsolabile vedova già sulla via del ritorno in patria trovò conforto fra le braccia del generale Humbert, mentre la salma del marito viaggiava sottocoperta rinchiusa in una bara di legno chiaro.

Rientrata a Parigi, Paolina riprese la vita spensierata di sempre, incontrando sul suo cammino Camillo Borghese, giovane principe appartenente ad una delle più nobili e facoltose Casate romane.

Bello, elegante, ricchissimo e fascinoso nei suoi tratti mediterranei, il principe aveva tutte le doti per piacere alle signore della Parigi bene, a patto però che non aprisse bocca. Era allora infatti che la sua scarsa istruzione, unita ad un’intelligenza men che mediocre, si manifestava facendolo apparire alla stregua di un sempliciotto, facile preda dei tanti più furbi di lui.

Allettato dalla prospettiva di vedere la sua famiglia imparentata con quella di un aristocratico di così alto lignaggio, Napoleone acconsentì di buon grado alle nozze della sorella col Borghese, raccomandandole di seguirlo a Roma e di rispettarlo “come marito e come uomo”.

Parole al vento perché, appena giunta nell’Urbe,Paolina iniziò ad annoiarsi cercando sollievo ancora una volta negli amanti, frequentati durante le sempre più lunghe assenze del marito.

La prematura morte per un attacco malarico del figlioletto Dermide, di cui Paolina incolpò il coniuge perché l’aveva convinta a mandare il bambino a trascorrere l’estate nella calura di Frascati, a casa dello zio Luciano Bonaparte, guastò irreparabilmente i loro rapporti di coppia.

A nulla valse nemmeno lo splendido regalo fattole da Camillo, che nel 1804 incaricò il celeberrimo scultore Antonio Canova d’immortalare la moglie, seminuda in posa da “Venere vincitrice”, in una meravigliosa statua di marmo bianchissimo che all’epoca destò grande scandalo per il suo realismo.

Dal 1810 la separazione fra i due fu anche fisica, con Paolina impegnata ad seguire il fratello Napoleone in tutta Europa e persino in esilio all’Elba, e Camillo a rifarsi una vita accanto alla duchessa Lante della Rovere, nel suo palazzo di Firenze.

Una parvenza di riconciliazione fra i due ci fu solo “in articulo mortis”, appena in tempo per assicurare a Paolina una degna sepoltura nella Cappella Borghese, all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma.

Nella cripta di famiglia la “Venere dell’Impero”, che in vita sua dai preti aveva sempre cercato di tenersi lontana tanto quanto lo aveva fatto dal marito, riposa paradossalmente accanto ai prelati di famiglia, fra cui Papa Paolo V e il Card. Scipione Borghese, oltreché al coniuge che là sotto la raggiunse sette anni dopo, nel simulacro di un ricongiungimento fuori tempo massimo.

Accompagna quessto scritto “Paolina Borghese come Venere Vincitrice”, di Antonio Cavova, 1804-1808, Galleria Borghese, Roma.

(P.s.: testo scritto da Anselmo Pagani)

piccole curiosità a cura di dr.ssa Engi Angi: la seconda moglie di Rodolfo Valentino, chi era costei?

Costumista, scenografa, ballerina, attrice ed egittologa: l’incredibile vita di Natacha Rambova, seconda moglie del celebre divo italiano.

Natacha Rambova

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Nata Winifred Kimball Shaughnessy il 19 gennaio 1897 a Salt Lake City in Utah, danzatrice, scenografa, costumista, designer, sceneggiatrice e collezionista di antichità statunitense, ricordata soprattutto per essere stata la seconda moglie di Rodolfo Valentino.natacha-rambova-theodore-kosloff

Natacha Rambova with Theodore Kosloff

Come danzatrice ballò con Theodore Kosloff, Clifton Webb e lo stesso Rodolfo Valentino per il quale curò l’immagine. Ha disegnato con successo scene e costumi di molti balletti e di alcuni film e ha scritto sceneggiature. È stata attrice, spiritista e ha svolto importanti ricerche come egittologa.

Mandata a studiare in Inghilterra, scappò dalla scuola, finendo in Russia, dove assunse lo pseudonimo di Natacha Rambova e poté dedicarsi alla danza, suo grande amore. In tournée con il Balletto Imperiale Russo, venne sorpresa dalla rivoluzione proprio mentre si trovava negli Stati Uniti, dove cominciò ad interessarsi alla scenografia e ai costumi. I suoi primi lavori furono per i film di DeMille, insieme a Mitchell Leisen, uno scenografo che diventerà un apprezzato regista.

Lavorò come art director per Alla Nazimova, che ne riconobbe il talento. All’epoca la Nazimova era una delle più potenti dive di Hollywood, le menti più intelligenti e innovative dell’industria cinematografica la frequentavano e la omaggiavano.

Sul set di “Camille” conobbe Rodolfo Valentino. I due si sposarono nel 1922 a Mexicali. Il matrimonio con il divo nacque nel modo peggiore poiché l’attore fu arrestato per bigamia dopo appena qualche giorno. La legge americana del tempo permetteva di risposarsi solo dopo un anno dalla separazione e il suo divorzio da Jean Acker non era ancora effettivo.natacha-rambova-valentino-by-james-abbe-c-1922

Natacha Rambova with Rodolfo Valentino by James Abbe, 1922

Prende subito nelle sue mani la carriera del marito, entrando in collisione con la Paramount. Vuole che la casa di produzione investa al meglio per valorizzare il più possibile Valentino, reputa scialbi e poco interessanti i film che gli vengono proposti e lo induce a ricattare la compagnia, ma la Paramount non cede.natacha-rambova-motion-picture-sept-1923

Valentino lascia gli schermi e la Paramount. Per vivere, torna alla sua vecchia professione di ballerino, in coppia, questa volta, con la moglie. Lontano dagli schermi, il suo nome non cade nel dimenticatoio, gli spettacoli dove lui e Rambova si esibiscono sono assaliti da folle di fan plaudenti che vogliono vedere il loro idolo dal vivo. Alla fine, la Paramount cede e accetta Rambova come supervisore dei film del marito. Il matrimonio finisce quando la United Artists subentra alla Paramount, e vieta a Natacha di intromettersi negli affari del marito.

Dopo la separazione da Valentino lasciò lo spettacolo e si dedicò al collezionismo e all’egittologia, di cui divenne un’esperta studiosa. Si trasferì in Europa dove sposò nel 1934 il conte Alvaro de Urzaiz, un aristocratico spagnolo franchista con il quale rischiò di finire fucilata durante la guerra civile spagnola.natacha-rambova

Nella sua carriera recitò in cinque film tra il 1921 e il 1926, curò i costumi di scena in undici film tra il 1917 e il 1924.

A causa di una grave forma di sclerodermia, morì il 5 giugno 1966, il corpo venne cremato e le ceneri sparse in Arizona.natacha-rambova-3

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piccole curiosità a cura di dr.ssa Engi Angi: incredibile ma vero!!! Anello da dito e sfera celeste: quale correlazione?

Anello d’oro del XVI secolo, si apre trasformandosi in una sfera astronomica.

Fin dall’antichità, l’essere umano ha cercato di studiare quello spazio immenso che si priva sopra la sua testa e che mostrava un vagare di astri e altri corpi celesti. Per comprendere le leggi che regolavano il cielo, gli studiosi si sono forniti di modelli che li aiutassero a tenere traccia di alcuni eventi ricorrenti e prevederne altri.

Le sfere armillari sono uno strumento astronomico antichissimo che servivano proprio a questo: nel XVI e nel XVII secolo, però, vennero ridotte in miniatura e trasformate in anelli molto particolari, dal fascino ancora oggi innegabile

piccole curiosità a cura di dr.ssa Engi Angi: gli spazi delle feste della Serenissima

🍽 𝐍𝐞𝐢 𝐩𝐚𝐥𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐯𝐞𝐧𝐞𝐳𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐢𝐧𝐪𝐮𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐞𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝐏𝐨𝐫𝐭𝐞𝐠𝐨 𝐚 𝐨𝐬𝐩𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐞 𝐛𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐢, 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐭𝐚𝐫𝐝𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢, 𝐢𝐧 𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐦𝐨𝐫𝐞, 𝐧𝐞𝐢 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐚 𝐛𝐚𝐥𝐥𝐨. Nel dipinto, Pietro Longhi ci mostra un enorme tavolo apparecchiato e disposto a ferro di cavallo in un ambiante del sontuoso palazzo Nani, situato alla Giudecca.

🍝 I banchetti erano l’occasione per mettere in mostra la ricchezza e la varietà di cibi, soprattutto quelli provenienti dall’Oriente, come dimostrazione che Venezia, molto più di altre città, aveva la possibilità e il potere di procurarseli. Le spezie arrivavano in città per essere poi distribuite in tutta Europa e i veneziani avevano trovato vari modi per utilizzarle come condimenti variopinti per le loro pietanze.

🎶 Cibi rari e spezie dai profumi esotici erano presentati come esperienze esclusive ed esibiti sui tavoli come vere e proprie opere d’arte. Era sicuramente il momento adatto per ostentare stoviglie preziose, cristalli e merletti prodotti in laguna. Inoltre, durante i pasti, i colori del cibo erano accompagnati da esibizioni musicali e teatrali che contribuivano a rendere l’evento ancora più spettacolare.


📸 Pietro Longhi, 𝐼𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑣𝑖𝑡𝑜 𝑖𝑛 𝑐𝑎𝑠𝑎 𝑁𝑎𝑛𝑖, 1755, Ca’ Rezzonico – Museo del Settecento Veneziano, Fondazione Musei Civici Venezia